4° INCONTRO AVATAR_MEETING
Pubblicato da avatar2008 su Dicembre 10, 2008
RAPPRESENTARE IL VIRTUALE:
Giovedi 4 dicembre alle 21.00 ho partecipato al quarto ed ultimo incontro dedicato al tema delle realtà virtuali ed allo sviluppo degli avatar. Questa serata tematica è stata particolarmente interessante perchè abbiamo potuto ascoltare colui che ha pensato e diretto il monometraggio dedicato a Molotov Alva, ossia Duglas Gayeton accompagnato per l’occasione da Pier Giorgio Provenzano (montatore del monometraggio ed esperto di machinima).
La serata è iniziata con una presentazione power point proiettata sul grande schermo della sala, la quale riprende la negazione dell’auralità sostenuta da McLuhan: in pratica Gayeton è rimasto in silenzio per cinque minuti facendo parlare lo schermo dietro di lui e presentando come gli uomini vivano in un mondo organico che è diventato sempre più sintetico grazie alle realtà virtuali. Successivamente ha preso la parola il suo alter ego digitale Molotov Alva che ha scoperto l’invarianza del cuore rispetto a qualsiasi tipo di mondo esterno grazie all’aiuto di un avatar femminile. E solo quando Molotov ha attraversato la porta di uscita da Second Life per seguire la sua “guida ispiratrice” (un pò come se fosse una Beatrice dantesca) e ritornare alla realtà, Gayeton ha iniziato la sua discussione sul come e sul perchè documentare, filmare ed elaborare ciò che avviene nei mondi digitali.
L’esperimento portato a tremine da Gayeton e da Provenzano, e diventato poi il documentario dedicato a Molotov Alva, ha previsto 1 anno di lavoro ininterrotto in Second Life, nella casa di campagna di Gayeton ed in una sala specifica allestita come se fosse un set cinematografico. La tecnica utilizzata per produrre il documentario non è altro che la semplice registrazione di tutto quello che è avvenuto durante l’anno di esperimento, di tutti i personaggi incontrati (presenti realmente in 2L e non contattati in precedenza) e di tutte le scoperte fatte da Molotov per andare alla ricerca del supremo Creatore. Insomma, un vero e proprio reportage di come le persone “vivono” nelle realtà virtuali.
Dopo aver portato a termine l’esperimento/documentario Gayeton ha tratto alcune conclusioni interessanti:
1. la gente in 2L non ha interesse a sapere quello che sei nella realtà e cosa fai realmente (tanto che quando lui spiegava che stava facendo questo film e chiedeva agli avatar il permesso di filmare i loro scambi interattivi questi erano totalmente disinteressati e lo lasciavano fare tranquillamente);
2. gli avatar rappresentano quello che le persone avrebbero sempre voluto essere (esperienza per ricominciare da capo una nuova vita);
3. i mondi virtuali non rappresentano il nostro futuro, ma il distacco dalla realtà concreta e dal presenta.
L’intervento di Gayeton si è concluso con la presentazione di uno dei tanti fenomeni di massa negli Stati Uniti, ossia la possibilità delle persone comuni di girare dei veri e propri film e creare nuovi mondi virtuali utilizzando una tecnologia semplicissima. L’esempio che abbiamo potuto ammirare sullo schermo è stato quello di un semplice musicista che ha girato la creazione di un villaggio nella realtà virtuale prendendo spunto dal celebre quadro di Van Gogh “StarryNight”.
Il secondo intervento della serata è stato quello di Provenzano, il quale ha spiegato il lato tecnico della tecnica della machinima, ossia della registrazione di quanto avviene nelle realtà virtuali. Provenzano ci ha mostrato alcuni dei suoi ultimi lavori sul e direttamente nel virtuale come il progetto GOSSIP GIRLS, una ricostruzione di una sezione di New York su 2L per permettere alle persone di diventare uno dei personaggi della serie televisiva Gossip Girls (molto famosa negli U.S.A) oppure come le diverse sfilate di moda organizzate nella realtà virtuale e dove gli artisti possono dare libero sfogo alla loro fantasia ed essere visti da molte più persone rispetto alla vita reale.
L’incontro si è concluso con una serie di domande da parte di noi ascoltatori, ma quello che più mi ha colpita è stata la riflessione del curatore della mostra Avatar, Carlo Maiolini, che ragionava sulle molteplici fasi che subisce il processo di rappresentazione delle realtà virtuali:
gli uomini sentono la necessità di rappresentare la vita reale tramite costrizioni particolari (film) e poi sentono anche il bisogno di farlo con la vita virtuale, ma queste rappresentazioni di 2L non sono altro che rappresentazioni più naturali rispetto a quelle di 2° grado dei film perché nelle realtà virtuali non vi sono copioni da seguire. A questa riflessione Gayeton ha aggiunto che la mentalità di alcune persone che popolano 2L si è talmente conformata con il proprio avatar da decidere di cambiare il proprio nome di battesimo con quello della propria rappresentazione virtuale.
In conclusione, Second Life e tutte le realtà virtuali possono essere considerate come specchi della realtà, che permettono a quanti sono interessati di guardare alla nostra società e di provare a comprenderla.
Spero di aver espresso al meglio quanto detto durante tutti questi incontri sulle tematiche degli avatar e di essere riuscita a proporre a tutti degli spunti interessanti sui quali riflettere in futuro.
Laura


